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Dopo
la vicenda della superficie a cuspide, Franco Ghione
ebbe l'incarico di curare alla triennale di Milano la sezione dedicata
alla matematica.
Mi chiese di realizzare dei nodi per esporli nell'occasione.
Ebbi così modo di apprendere la bellezza di quelle regole geometriche
che conducono alla conoscenza degli sviluppi avanzati della geometria
contemporanea.
La stranezza di questa avventura sta nel fatto che sia T.E.S.T.
che l'ipercubo ed altri
solidi regolari a spazio quadridimensionale, che i nodi, sono giunti a
me in una definizione curiosa che è quella delle bolle di sapone, cioè
delle superfici estremali, cioè il minimo sforzo con il massimo
risultato ed oserei dire che sono legati molto strettamente agli
archetipi.
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::..I nodi di Pierelli..::
Una matita si muove.
Lascia la sua traccia sulla carta. Non passa mai dove passata e alla fine
torna al punto da cui era partita. Il risultato, che può essere complicato,
labirintico, fantasioso dà luogo sempre ad uno stesso fenomeno: il piano
si divide in due regioni quella dei punti interni alla linea e quella dei
punti esterni proprio come se la linea fosse semplicemente un cerchio e
infatti ad un cerchio può con continuità sempre ridursi.
Pierelli fa correre la sua "matita" nello spazio. Ne vediamo la
traccia. La traccia di questo chiarore metallico, di questo denso raggio
di luce che sale, si incurva, entra in se stesso, riesce e rientra, per
tornare ancora là dove era partito. E' ancora una linea chiusa. Ma ora
siamo nello spazio e la linea è annullata. Non riusciamo a sciogliere
il nodo con continuità senza fare tagli senza usare violenza sulla
materia.
Ci rendiamo conto di una complessità che ci spaventa. Non è più come
nel piano. La linea non riusciamo a ridurla con continuità ad un semplice
cerchio. E i nodi diventano sempre più complessi, irrisolvibili e
misteriosi.
Poi una nuova idea. Dal nodo nasce a poco a poco una superficie. La
superficie si completa ed il nodo è il suo cordone il suo bordo. Abbiamo
riempito di una sottile patina lo spazio circoscritto dal nodo ed essa si
adagia, in modo naturale, entro questi confini piegandosi
armoniosamente per riempire in modo inaspettato e curioso lo spazio
delimitato dal nodo.
Come acqua saponata che si dilata entro questa linea che la costringe,
tesa nello sforzo di riempire un'area più piccola possibile. La forma
inattesa di questa "bolla di sapone" nella sua affascinante
naturalezza ci illumina. Capiamo di più, capiamo di più anche la
struttura del nodo che inizialmente ci aveva spaventati. Il nostro occhio,
nostra intuizione, la tecnica matematica più facilmente domina e
classifica la forma di queste superfici. Lo studio per capire il nodo. Se
la superficie non ha buchi, è dello stesso tipo di quella delimitata da
un cerchio allora il nostro nodo può essere sciolto. Questo salto
dimensionale è tra i metodi più usati nelle moderne ricerche
geometriche. Una forma che ci appare complessa nella sua dimensionalità,
spesso appare, paradossalmente, molto più semplice se interpretata in una
dimensionalità maggiore. E' per questo che sia la matematica che la
fisica, utilizzano gli iperspazi di dimensione anche molto grande per lo
studio di fenomeni complessi che avvengono nello spazio tridimensionale.
Le superfici minime associate ad un nodo sono un esempio di questo
processo e rappresentano delle forme che, per il loro essere "estremali",
appaiono in modo naturale come elementi costruttivi di una nuova geometria
non più fatta di triangoli, quadrati e rapporti aurei.
Lo scultore Pierelli ha colto nel suo immaginario poetico questa ricchezza
figurativa, questo salto dimensionale che apre le sue porte su un universo
geometrico straordinariamente ricco e, paradossalmente, più
intelligibile.
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